Valdadige e Vallagarina: terre di viti e di confine

In un angolo ancora poco raccontato tra Verona, il Lago di Garda, Trento e i Monti Lessini, si estendono territori autentici e sorprendenti, il cui potenziale non è ancora stato scoperto. Scavalcando la meravigliosa, ma già nota, Valpolicella, arriviamo in bassa Valdadige, che prende il nome dall’omonimo fiume, e ci allunghiamo fino alla Vallagarina, il territorio in cui ho avuto la fortuna di nascere. Circondate da vigneti ordinati e punteggiate di castelli, queste valli raccontano una storia fatta di vino, agricoltura e passione per la terra. La loro bellezza risiede nella semplicità: contadini, cantine sociali, trattorie familiari, arte diffusa e panorami che tolgono il fiato. È qui che vi invito a venire, per scoprire qualcosa di diverso, di vero. Il paesaggio è completamente contornato da vigneti, dei quali il Pinot Grigio, lo Chardonnay e il Marzemino fanno da padroni.

Partiamo dalla bassa Valdadige, custode della DOC Terradeiforti. Il nome non è casuale: il paesaggio è punteggiato di castelli e fortificazioni, tra cui spicca il Castello di Avio, a Sabbionara (TN), tappa imperdibile.

Castello di Avio. Crediti: Martina Vanzo per Fondo per l’Ambiente Italiano .

L’uva regina della Valdadige è l’Enantio, una bacca rossa che nel bicchiere si esprime con un rosso rubino e un gusto pungente, che ricorda sapori con note balsamiche, vegetali e leggermente speziati, quasi a ricordare i boschi che circondano la vite. La particolarità dell’Enantio è la sua resistenza: è una vite di cui gli agricoltori vanno particolarmente fieri per la sua immunità alla fillossera, parassita che nella seconda metà dell’Ottocento ha devastato le viti italiane provenendo dall’America. Qui ci terrei a nominare l’Enantio Riserva 1865 Prefillossera di Cantina Roeno, cantina e locanda a conduzione completamente familiare che si trova al confine tra le due regioni, a Brentino Belluno. Fermatevi per un pasto in cui vi sentirete coccolati dalla famiglia Fugatti, un pasto basato sulla tradizione e sull’omaggio ai loro vini, in cui si respira sensazione di casa. Nel wine shop potrete trovare l’Enantio (che è anche presidio SlowFood) e altre chicche come il Cristina, vendemmia tardiva di Pinot Grigio, Chardonnary, Traminer e Sauvignon, un prodotto diverso dai vini della Terradeiforti, che spicca per le sue noti dolci ed eleganti di pesca, datteri, fichi secchi, meraviglioso da abbinare anche ai formaggi che potreste trovare al Caseificio di Sabbionara (TN), pochi chilometri dopo.

Da Brentino Belluno ci spostiamo verso l’altra sponda dell’Adige, a Borghetto, appena dopo il confine che una volta divideva il Regno d’Italia dall’Impero Austroungarico. Qui troviamo una delle cantine simbolo dei vini rossi italiani: San Leonardo. A casa dei Marchesi Guerrieri Gonzaga dovete assolutamente fare una sosta per visitare la Tenuta e per assaggiare i loro vini pluripremiati. In estate, il parco verde ben curato fa da cornice agli ettari di viti che circondano la tenuta creando un paesaggio fiabesco. Se siete fortunati, durante la degustazione avrete la possibilità di assaggiare, oltre alle loro etichette più celebri, il Carmènere, vitigno poco diffuso e conosciuto in Italia, dalle note profondamente tanniche ed erbacee. Verrete coccolati dallo staff e visiterete una delle cantine più rinomate della penisola.

Cortile interno della Tenuta San Leonardo. Scatto personale, giugno 2023.

A questo punto, se siete appassionati di montagna, la vicinanza con l’Altopiano della Lessinia è un invito per una camminata nella natura incontaminata. La Lessinia raggiunge il suo massimo splendore in autunno, quando i suoi faggi centenari si colorano sulle sfumature del rosso e dell’arancione. In Lessinia potete assaggiare gli gnocchi di malga, un piatto accogliente e ruffiano, che vi farà amare ancora di più questo territorio. Vi consiglio La Stua ad Erbezzo (VR), da cui potrete anche godere di un paesaggio meraviglioso sulle vallate sottostanti e su Verona.

Tramonto con vista da Erbezzo. Scatto personale, novembre 2022.

Scendendo di nuovo in fondovalle, arriviamo nella piena Vallagarina, famosa per il Marzemino e il Pinot Grigio. Il Marzemino è il vino principe di questa vallata, un vino elegante e caloroso, che si muove sulle note dei frutti di bosco e della viola, un vino che rispetta pienamente il sapore della montagna. Nella zona della bassa Vallagarina vale la pena assaggiare il Marzemino di Cadalora, il Marzemino “Progetto Mosaico” della Cantina Sociale di Ala e il Marzemino di Vallarom. Salendo verso la parte più alta troviamo il celebre Marzemino d’Isera, della Cantina Sociale di Isera, vi consiglio in particolare l’etichetta verde, la versione Superiore. La Vallagarina è anche casa di alcuni Trentodoc notevoli, grazie all’altitudine perfetta delle sue colinne che conferiscono allo Chardonnay e al Pinot Nero le caratteristiche organolettiche perfette per creare un prodotto di spicco. Vale la pena nominare quelli Cantina Letrari e di Tonini, nelle zone di Borgo Sacco e Isera, alle porte di Rovereto.

Nella zona di Isera si trova anche uno dei progetti che danno giustizia ai viticoltori di questa valle: La Casa del Vino della Vallagarina. Una società di produttori uniti per far scoprire il territorio e ciò che questo ha da offrire. Alla Casa del Vino troviamo l’enoteca, la locanda e anche alcune camere. La locanda offre un menù fisso che cambia giornalmente, nel rispetto della stagionalità e dei prodotti Trentini. La terrazza del ristorante si affaccia sulla valle regalando un’atmosfera magica ed estremamente elegante.

Dehor de La Casa del Vino. Scatto personale, giugno 2024.

Arriviamo finalmente a Rovereto, la città natale di Fortunato Depero, uno dei pionieri del futurismo italiano. A questo proposito, una tappa obbligatoria è Casa Depero, per immergersi nelle radici del futurismo. Dopodiché ci spostiamo al museo di arte contemporanea, il Mart, che con la sua cupola progettata da Mario Botta è diventato il simbolo della città. Dentro il Mart potete concedervi un pasto di alto spessore da Senso, di Alfio Ghezzi, immergendovi nell’arte e nella cucina del territorio. Per un’esperienza più da osteria, invece, vi consiglio l’Osteria del Pettirosso, dove potrete degustare sostanzialmente tutti i vini della Vallagarina e delle delizie che onorano i prodotti Trentini.

La Valdadige e la Vallagarina non si vendono, non si impongono. Si lasciano scoprire, con i loro ritmi lenti, i paesaggi sinceri, il vino che parla di terra e di mani. Non sono la punta di diamante del Triveneto, ma sono la sua anima più viva e genuina. Se cercate un’esperienza che unisca gusto, natura e verità, qui troverete molto più di quanto immaginate.

Immagine in copertina: vista dai Monti Lessini sulla Vallagarina. Scatto personale, maggio 2024.

The allure of off-the-beaten-path travel

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